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Crioconservazione

La crioconservazione si basa sul fenomeno secondo il quale l'acqua contenuta all'interno delle cellule, a temperature sufficientemente basse per arrestare i movimenti molecolari, viene convertita in ghiaccio e contemporaneamente vengono interrotti i processi molecolari del metabolismo cellulare.

La crioconservazione degli spermatozoi nasce negli anni 50 utilizzando ghiaccio secco (-78°C) e solo successivamente all'introduzione di sostanze crioprotettrici in grado di ridurre i danni da congelamento si è potuto iniziare ad utilizzare l'azoto liquido (-196°), il quale permette la conservazione per un tempo indefinito. Una volta scongelati gli spermatozoi possono riprendere la loro funzione e il loro movimento.

La maggior parte dei protocolli attualmente in uso nei programmi di crioconservazione del tessuto ovarico, prevede il congelamento lento del tessuto prelevato: i frammenti ovarici, posti nella soluzione di congelamento in criovials, vengono raffreddati gradualmente mediante un congelatore programmabile e conservati in azoto liquido per un tempo indeterminato (sono allo studio, inoltre, tecniche di congelamento ultra-rapido in presenza di elevate concentrazioni di crioprotettori: la cosiddetta "vitrificazione"). Al contrario, in fase di scongelamento/riutilizzo del tessuto viene impiegata la metodologia di "scongelamento rapido".