La Crioconservazione del Tessuto Ovarico
Obiettivi e Finalità
La crioconservazione del tessuto ovarico è una tecnica avanzata in grado di permettere una gravidanza futura a donne affette da malattie prevalentemente ma non esclusivamente oncologiche e in cui la malattia stessa, o le terapie messe in atto per curarla, debbano compromettere in modo grave il patrimonio ovocitario. Inoltre, assicura la ripresa di un ciclo mestruale a quelle pazienti andate in menopausa a causa delle terapie antitumorali effettuate.
A chi è rivolta
La crioconservazione del tessuto ovarico è rivolta a tutte le pazienti affette da neoplasie maligne, purché non presentino nessuna delle condizioni seguenti:
- Età superiore a 38 anni (perché, dopo questa età, la quantità e la qualità degli ovociti presenti nella corteccia ovarica sono, di massima, così basse da ridurre in modo critico il successo delle procedure di successivo utilizzo del tessuto ovarico prelevato)
- Positività alle infezioni da epatite virale B, epatite virale C, HIV, sifilide (per i problemi di sicurezza nella conservazione del tessuto ovarico)
- Condizioni cliniche che comportino la presenza di rischio chirurgico o anestesiologico superiore a quello generico (a causa del tempo chirurgico laparoscopico)
La tecnica
Il tessuto ovarico destinato alla crioconservazione viene prelevato nel corso di un intervento laparoscopico, a meno che la paziente non debba essere sottoposta a laparotomia per altra indicazione (nel qual caso, i due interventi possono essere contemporanei); e può essere eseguito anche in pazienti in età pediatrica. La laparoscopia operativa può essere effettuata in tempi molto rapidi (pochi giorni), configurandosi come prestazione urgente.
Il tessuto ovarico prelevato è suddiviso in numerosi, piccoli frammenti che vengono immediatamente congelati, e crioconservati fino al momento dell'impiego.
Le procedure utilizzate per prelevare, congelare e scongelare il tessuto ovarico portano quasi sempre a un danneggiamento dei suoi componenti (ovociti, cellule della granulosa, cellule stromali); questi danni tendono a limitare la ripresa funzionale del tessuto e la persistenza della funzione ovarica per tempi lunghi.
Le procedure utilizzate per prelevare, congelare e scongelare il tessuto ovarico portano quasi sempre a un danneggiamento dei suoi componenti (ovociti, cellule della granulosa, cellule stromali); questi danni tendono a limitare la ripresa funzionale del tessuto e la persistenza della funzione ovarica per tempi lunghi.
Un altro aspetto da considerare è rappresentato dalla possibilità di trapiantare alla persona guarita anche cellule neoplastiche eventualmente contenute nei frammenti ovarici prelevati. Il rischio è probabilmente molto basso, e dipende anche dalla biologia del tumore da cui la paziente è affetta (cioé dalla possibilità che quel tipo di tumore potesse presentare una metastatizzazione/diffusione in sede ovarica): per cui è importante che al momento dell'espianto di tessuto ovarico, un frammento dello stesso sia inviato al patologo per una attenta valutazione istologica ed immunoistochimica. Nel caso in cui vengano identificate cellule neoplastiche, il tessuto ovarico non sarà crioconservato.
Le strade percorribili per utilizzare il tessuto ovarico scongelato sono incentrate sull'autotrapianto ortotopico, cioé sul trapianto del tessuto alla stessa persona ed in sede ovarica. Si tratta di posizionare, sempre per via laparoscopica, frammenti ovarici nella sede originaria (fossetta ovarica). L'autotrapianto ortotopico del tessuto ovarico scongelato può anche fare ottenere un concepimento spontaneo senza il ricorso a tecniche di fecondazione in vitro: ma queste ultime sono spesso necessarie. L'autotrapianto, inoltre, assicura per alcuni anni una ciclicità mestruale a quelle pazienti andate in menopausa per causa delle terapie antitumorali effettuate; e può essere ripetuto più volte.
Un'altra, futuribile modalità di utilizzo del tessuto ovarico scongelato è quella della maturazione in vitro degli ovociti. Questa tecnica non è ancora standardizzata e perciò non ancora applicabile; ma molti centri di ricerca in tutto il mondo stanno lavorando in questo settore, e la speranza è che in tempi brevi si possa giungere ad una applicazione clinica. In buona sostanza, utilizzando un solo frammento di tessuto ovarico ed isolando i follicoli primordiali (cioé gli ovociti immaturi) in esso contenuti, si potranno ottenere in laboratorio molti ovociti matuti, successivamente impiegabili in tecniche di fecondazione assistita: a quel punto, il tessuto ovarico prelevato diventerebbe veramente una 'banca' di ovociti maturi per la persona.
Modalità di accesso
La persona interessata ad accedere a questo programma verrà visitata, in presenza dell'oncologo o/e del ginecologo di riferimento, presso il Servizio di Fisiopatologia della Riproduzione Umana dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi da una équipe medica comprendente:
- un Ginecologo facente parte della struttura
- un Oncologo dell'AOU-Careggi
- un Endoscopista
- un Anestesista
- possibilmente, un Patologo e uno Psicologo
In quella occasione saranno fornite alla paziente e ai suoi familiari tutte le informazioni utili.
Nel caso di soggetti in età pediatrica, sarà interessato un chirurgo della Divisione di Chirurgia Pediatrica dell'Ospedale Meyer di Firenze.
Contatti:
- Centro di Fisiopatologia della Riproduzione Umana dell'AOU-Careggi (Referente: prof. Ivo Noci). Telefono: 055.7947.149/150/151 dal lunedi al venerdi in orario 8-14
- SOD di Oncologia Medica Ginecologica (Referente: dottoressa Ketty Tavella). Telefono: 055.7947.955 dal lunedi al venerdi in orario 8.30-14
- SOD di Oncologia Medica (Referente: dottoressa Laura Doni). Telefono: 055.7949.648



